In troppi non ci sono, a cominciare da De Rossi, anemico, Pjanic, calligrafico, e Lamela, braccato da quella mignatta di Zuniga. Goicoechea ha corpo solo quando esce, tra i pali non consiste. Destro continua a risultare molto lontano da quello che in tanti abbiamo immaginato di lui
Lo zigomo assassino di Cavani sbuca ovunque come una lama di Freddy Krueger. Un incubo. Per il resto vecchia storia da due anni in qua, il solito pugno di mosche quando hai già messo lo spumante in frigo. La marmellata era lì, il barattolo aperto, a portata di mano. Bastava prenderla. Il terzo posto a tre punti. Difficile in serate bugiardissime come questa credere che il calcio sia un gioco di squadra. La Roma fa la partita, Cavani se la prende. Troppe domande a inquietare il prima, troppi rimpianti a ingrossare il dopo. Che Roma sarà? Sarà quella padrona del Milan o quella dalle tendenze suicide di Verona? Saremo fusi, diffusi o confusi? Siamo rimasti a Disneyland? Osvaldo non fa rima con Orlando e resta, maledizione, in panca. Cerco in tribuna il corpaccione rassicurante di Italo Zanzi al debutto. C'è, ma non lo trovo. Brutto segno. Non c'è invece Marquinhos, e questo è un bruttissimo segno. Quattro minuti e sei già a fartela con i rimpianti. Il primo è proprio lui, il pischello fuori per squalifica. Troppo facile entrare così. Pandev telefona a Cavani e Burdisso non arriva. Lento riflesso. Troppo facile per il Napoli cominciare così, rifugiarsi nella sua ruvida modestia di squadra, nelle parate di De Sanctis e nelle imprese di Cavani. Aiutato dal campo. Zolle che si sfaldano, la palla che rimbalza matta come un gomitolo su un sedere sfatto. Conferma che non serve: come terreni, stadi e civiltà siamo calcio di serie C. Meglio la Roma, ma non quanto basta. In troppi non ci sono, a cominciare da De Rossi, anemico, Pjanic, calligrafico, e Lamela, braccato da quella mignatta di Zuniga. Goicoechea ha corpo solo quando esce, tra i pali non consiste. Destro continua a risultare molto lontano da quello che in tanti abbiamo immaginato di lui. Non sembra tecnicamente super (eufemismo, sarei tentato di dire "scarso") e troppo emotivo per accreditarsi come spietato buttadentro. Non si capisce come si continui a negare l'evidenza. Tra lui e Osvaldo oggi, ma anche domani, ci sono abissi. Sempre più stufi di questa storia, prendere il volo e poi cadere e poi ripartire. E poi?
Giancarlo Dotto
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La Roma è rimasta a Disneyland
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