mercoledì 10 luglio 2013
Mario Gomez è un fenomeno. Non alla Messi, sia chiaro: così ne nasce uno ogni mezzo secolo. Ma il tedescone che arriva dal Bayern è, indiscutibilmente, un fenomeno del gol: da dieci anni ne segna più di uno ogni due partite. Come dire, in sintesi, che le sue squadre cominciano sull'1-0 due gare su tre
di Stefano Agresti
Mario Gomez è un fenomeno. Non alla Messi, sia chiaro: così ne nasce uno ogni mezzo secolo. Ma il tedescone che arriva dal Bayern è, indiscutibilmente, un fenomeno del gol: da dieci anni ne segna più di uno ogni due partite. Come dire, in sintesi, che le sue squadre cominciano sull'1-0 due gare su tre. E non date retta a chi sostiene che un conto è segnare in Bundesliga, un altro in Serie A: è una convinzione vecchia, che risale a quando da noi tre quarti delle squadre faceva il catenaccio; da oltre vent'anni, da Sacchi in poi, non è più così. Gomez, poi, non ha segnato solo in Bundesliga: è a 37 gol nelle coppe e 25 in Nazionale. Nell'ultima stagione non è stato titolare, perché s'è infortunato e Mandzukic gli ha soffiato il posto. Dicono che il croato partecipasse di più alla manovra, e magari è vero. Alla fine, però, Marione i suoi bei gol li ha fatti lo stesso: 19 in 32 partite. Mario Gomez, insomma, è un colpo straordinario: complimenti alla Fiorentina che l'ha messo a segno. E complimenti anche a lui, che ha capito la validità del progetto viola: ha lasciato volentieri il club forse oggi più forte del mondo perché sa che a Firenze può divertirsi, diventando il terminale offensivo di una squadra spettacolare. Una scelta che chiaramente non ha fatto per soldi: significa che ha visto qualche partita del gruppo di Montella e, come noi, si è entusiasmato. Il resto lo hanno fatto i dirigenti viola. Dal punto di vista tattico - questo sì - l'arrivo di Gomez in viola qualche affascinante interrogativo lo apre. Uno su tutti: come inserirà Montella nel suo scacchiere questo centravanti d'area? Vincenzo, infatti, ha sempre preferito uomini di manovra là davanti: nel suo splendido Catania puntò su Bergessio anziché su Maxi Lopez; la sua Fiorentina è stata brillantissima schierando assieme tanti attaccanti tecnici. Ma abbiamo fiducia che Montella saprà valorizzare Gomez al massimo, lui che tra gli altri ha giocato accanto a Batistuta: se l'ha voluto, significa che ha un progetto in mente. Jovetic o non Jovetic, Ljajic o non Ljajic, la sensazione è che stia nascendo una Fiorentina fortissima, nella quale Marione Gomez è il fantastico goleador che mancava. Una Fiorentina - massì, diciamolo - che può sognare lo scudetto.
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